Immaginate una spiaggia sarda di cinque chilometri, parco del wwf. Accanto a voi fenicotteri rosa e soli quindici ombrelloni di persone pacifiche e conviviali. Il sole vi riscalda, ma la leggera brezza che arriva da nord ovest lo rende un piacevole massaggio invisibile alla vostra pelle. Nel frattempo il mare, piatto, continua a rumoreggiare lentamente abbracciando il bagnasciuga.
Ecco io vorrei essere lì, adesso. Invece sono qui al computer a scrivervi del Piano editoriale ...
Scherzo. Cioè, non scherzo del tutto. Vorrei esserci davvero in quel paradiso, ma ho usato questo piccolo sogno ad occhi aperti per farvi entrare nel meccanismo del piano editoriale.
Qualsiasi contenuto editato che ci troviamo di fronte, di una certa complessità espositiva (pensiamo a siti internet, produzioni audiovideo, programmi televisivi e radiofonici, libri ...) ha dietro di sè una pianificazione editoriale. Cosa significa questo? Che ha, anche - talora - inconsapevolmente, una costruzione strategica dietro basata su aspetti fondamentali di ogni processo di "presentazione" di un qualsiasi messaggio.
Editare viene proprio dal latino "edere" (edo edis ...) ovvero letteralmente "mettere fuori" - come la spazzatura del porta a porta a tariffa puntuale - che poi col tempo si é arricchito di altri significati affini quali "pubblicare" (= rendere pubblico, quindi mettere all'attenzione di quelli che stanno fuori) e il più poetico "dare alla luce".
Il primo passaggio di questo "pianificare" ciò che si vuole "mettere fuori" é proprio quello di considerare com'è questo qualcosa, a chi si rivolge e quindi quale collocazione può avere nel mondo che lo aspetta, al di là della porta.
Questa prima parte di pianificazione, a livello del nostro mestiere, si riassume quindi in tre brevi punti:
- Descrivere brevemente l'Idea, quindi cos'è questo qualcosa e quale contributo in breve fornisce alla storia dell'umanità :-)
- Definire il suo pubblico di riferimento, cioè chi utilizzerà, godrà e, nella migliore delle ipotesi, interagirà in modo co-creativo con il nostro "prodotto editoriale"
- Analizzare in che contesto si inserisce quest'ultimo, pertanto se esistono contenuti affini (precisandone gli aspetti chiave, positivi e negativi, tramite ad esempio un'analisi SWOT), com'è la situazione generale del settore cui proporremo il frutto del nostro lavoro (verificando tra l'altro aspetti come le potenzialità di sviluppo, la capacità di resistenza all'interno di uno scenario competitivo o di consenso in presenza di scenari collaborativi) e tante altre piccole o grandi "variabili" che possono determinare la nacessità di trasformare in un senso o in un altro la forma del nostro contenuto (un esempio ... se il nostro é un contenuto di stampo Hi-Tech e l'I-Phone o qualche altra diavoleria hanno appena prodotto un'applicazione che fa al caso nostro, non dovremmo ignorarla in fase di produzione).
Finita questa parte "preliminare" dove la nostra "idea" o, in alcuni casi, il nostro contenuto quasi finito, é passato al vaglio di tutti questi filtri analitici, restano da indicare poche cose:
- gli obiettivi editoriali e le soluzioni per raggiungerli
- i tempi in cui tutto questo dovrebbe avvenire
Di solito in un piano editoriale gli obiettivi sono strettamente connessi a "richieste" che provengono dall'alto ... ovvero da chi determina i termini economici dell'operazione legata al contenuto che vogliamo "mettere fuori".
Per esempio un programma televisivo musicale può avere lo scopo commerciale dello share e quindi l'obiettivo editoriale connesso di riuscire a coinvolgere la nicchia dei "giovanissimi appassionati di musica Hip Hop". Di qui la scelta di soluzioni ad hoc quali l'uso di un certo tipo di linguaggio e di alcuni codici visivi propri della cultura Hip Hop (ad esempio nelle grafiche della trasmissione, nella scenografia e nell'abbigliamento del conduttore).
Un piano editoriale che si rispetti dovrebbe poi sempre avere associato un bel business plan o un piano economico di riferimento, per capire realisticamente con che risorse "teorizzare" (alle volte "fantasticando") le soluzioni editoriali proposte.
La cosa buffa del piano editoriale é che è uno strumento assolutamente trascurato nelle produzioni editoriali. Come tanti altri processi analitico-scientifici del settore comunicativo la consapevolezza della sua importanza é ad oggi risorsa rara. Le motivazioni richiederebbero quantomeno un paio di post dedicati, ma in poche parole diciamo che molto di questo deriva da un principio molto caro agli esseri umani che mi piace ricordare e ci é stato "regalato" da Jacques Maritain, riportato da Ivan Illich durante un'intervista: "la pianificazione é una nuova varietà del peccato di presunzione".
Pianificare, lo riconosco, é un po' quello che disse Maritain. Ma possiamo anche vederla da un altro punto di vista.
Pianifichiamo per una forma di rispetto da un lato verso tutto ciò che é di fatti quel "fuori" che dovrebbe ricevere la nostra "pubblicazione" (persone, sistemi, l'ambiente) - per il motivo che dobbiamo ridurre un po' della superbia del produttore ("faccio quello che mi pare, poi se non serve o non verrà accettato chi se ne frega") - e dall'altro verso chi "lavora" (e quindi fatica) nel produrre e pubblicare la "creazione", per il motivo che dobbiamo cercare il più possibile di gratificarli (economicamente nel senso più lato del termine) e questo é molto difficile se regna il caos.