Qualsiasi insieme di persone legate da un qualcosa é per me una comunità.
Per questo apparteniamo a molte comunità (da quelle che non ci scegliamo: famiglia d'origine, popolo, minoranze linguistiche; fino a quelle che ci scegliamo: società dove lavoriamo, università, cittadini del nostro comune e via di seguito).
La prima delle comunità quella degli esseri umani ce la troviamo, ma solo alcuni la riconoscono.
In ogni caso posso dire che la revoluzione passi sicuramente attraverso la riscoperta della comunità. Un esempio esplicito - vista l'egemonia culturale dell'economia - é quello della comunità economica.
Nel momento in cui iniziamo a sceglierci la nostra comunità economica e ad influire sul suo raggiungere o meno determinati equilibri solidali e sostenibili stiamo agendo nei termini della revoluzione.
L'insegnamento dettagliato per cui dovremmo considerare comunità economiche anche aggregazioni come la famiglia lo devo sicuramente al libro Le imprese alternative di Luis Razeto, il primo testo in cui ho potuto ascoltare un'analisi economica che incrociasse revoluzionariamente la sociologia. Il primo messaggio che penso di aver colto da quel testo, poco diffuso purtroppo tra i tanti che in Italia parlano di Economie alternative, é la sostanziale critica alla rigidità strutturale dell'economia come disciplina. L'economia infatti, come tutte le altre scienze del resto, si concentra sulla parte, che riesce a giustificare la sua "perfezione analitica", dimenticandosi del tutto e ce ne accorgiamo proprio da quelle parti dimenticate del tutto che sono comunque "economiche".
Pensiamo al sistema immobiliare e all'attuale situazione italiana. Ogni analisi economica tende a far emergere la questione del reddito dei singoli e a rilevare come la gente della mia generazione non possa permettersi una casa (e quindi debba, per lo più, farsela comprare dalle banche - praticamente da altri cittadini che hanno affidato i loro risparmi ad altri cittadini organizzati - per poi riprendersela in trenta-quaranta anni).
Eppure ancora non è scoppiata alcuna rivolta a tal proposito e questo perchè esiste il supporto comunitario familiare: ovvero molti, non tutti, hanno dei genitori o degli zii o dei nonni che possono passargli la casa in modo da tirarli fuori dal mercato. In pratica potremmo dire che un evidente motivo per cui un'intera generazione di nuovi poveri - la mia - non avverte con forza la necessità di ribellarsi e quindi cambiare le condizioni del suo disagio, é l'assistenza - destinata a finire - delle finanze familiari (famiglia d'origine), finanze per lo più create per supportare proprio quelle strutture che ci hanno portato alla nuova povertà.
Questi esempi ci fanno capire come comunità economica sia un concetto molto importante e completamente dimenticato in termini di proposta sociale e quindi politica (ad eccezione dei contesti macro-istituzionali e abbastanza fuori luogo dove si è arrivati a denominazioni come "Comunità Economica Europea" per una cosa che tutt'al più rappresenta un "gruppo di fatto").
Lo si vede nel fatto per esempio che l'italia ha un altissimo numero di associazioni che operano per un certo cambiamento culturale, mentre sono composte per lo più da persone che economicamente sopravvivono grazie all'appartenenza a comunità che stanno dall'altra parte del fiume - per così dire. Ne parlavamo giusto pochi giorni fa con Andrea Semplici e notavamo proprio quanto il compromesso economico, che ha risvolti psicologici molto interessanti e qui non approfondibili per ragioni di spazio, sia forse tra i fenomeni più incredibili dei movimenti alternativi. Praticamente si è arrivati a creare addirittura un settore, cui ci si è prodigati di assegnare il cognome di "non profit" (aspetto questo, il non produrre profitto, che è un effetto di metodi di bilancio più che una loro causa), per poter sanare il compromesso economico di una comunità allargata (quale quella degli esseri umani sensibili verso l'ingiustizia sociale) che ha smarrito ad esempio la correlazione tra azione economica e valore solidale. L'economia quindi come "quel lavoro sporco che bisogna fare per campare" e la militanza associativa come "quel reale agire disinteressato che ci fa star bene".
Penso che la revoluzione sia proprio uno stravolgimento di questi equilibri complicati e ci restituisca ad esempio la coscienza di quanto bene ci sia nella soddisfazione di bisogni economici (cioè di risorse), di quanta dignità ci sia dietro il concetto di lavoro retribuito, cioè riconosciuto, e di quanto solo operando nella generazione di comunità economiche che funzionano, ovvero che soddisfano i bisogni della comunità e dei singoli che ne fanno parte, si può ottenere un reale mutamento degli attuali scenari sociali.
Io ad esempio appartengo ad una comunità economica fondata nel 2006 che si chiama Mediaxion. Questa comunità interagisce con altre comunità cui faccio parte, la mia famiglia d'origine ad esempio o la famiglia d'origine di mia moglie - che é anch'essa parte di Mediaxion, e con altre comunità cui prima ero estraneo. La nostra è una comunità che vive di principi esplicitati e di regole chiare e condivise da tutti. Soprattutto la nostra è una comunità revoluzionaria che continua quotidianamente a stimolare al miglioramento chi ne fa parte; ed uno di questi stimoli è proprio rappresentato dal continuo dimostrare la vaghezza del confine tra vita professionale e vita privata, tra retribuzione monetaria e retribuzione morale, tra aspirazioni di uno e aspirazioni comuni.
Intorno a noi abbiamo trovato finora comunità particolari, alcune contemporaneamente vincenti altre contemporaneamente perdenti, ma in nessuna, finora e purtroppo, tra quelle vicine abbiamo ritrovato uno spirito comunitario esplicito (oltre che "esplicitato").
La revoluzione passa attraverso la creazione di comunità economiche sempre più consapevoli e grandi, in grado di dimostrare efficienza e solidarietà. Noi ci stiamo ripromettendo di andare avanti, speriamo di trovare tanti compagni di viaggio che ci aiutino a migliorarci, che si lascino aiutare a migliorarsi, e soprattutto che condividano con noi il bisogno, prima che il desiderio, di rendere il tutto migliore.
Come ci ha ricordato stamani il "calendario dell'avvento 2008" di Altromercato (che ancora non avevamo finito):
"Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi camminare lontano, cammina insieme".