Due giorni fa ho assistito ad un dibattito televisivo dove Giorgio Meletti presentava il libro - che poi non sono riuscito a trovare sul catalogo di Chiarelettere - "Nel paese dei Moratti. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale" (Ed. Chiarelettere). La storia di questo libro parte da un fatto di cronaca nera cui, per tipologia, si tende ormai a dare una ristretta eco mediatica: ovvero la morte di tre operai - Daniele Melis, ventinove anni, Luigi Solinas, ventisette, Bruno Muntoni, cinquantotto - nello svolgersi del loro lavoro, all'interno della raffineria SARAS di proprietà dei Moratti a Sarroch.
Nell'introdurre il suo libro, Giorgio Meletti ha segnalato un dato: a Sarroch, in Saras, lavorano 1.200 persone la cui somma di stipendi é uguale a quella di 5 giocatori dell'Inter, la squadra di Massimo Moratti che deve la maggior parte del suo potere di spesa proprio ai profitti di questa raffineria.
Il solo pronunciare quella frase, ovvero il paragonare la retribuzione del lavoro di 1200 persone con quella del lavoro di 5, direttamente collegata alla prima dal filo conduttore di chi smista questo "valore economico" (ovvero i soldi), mi ha colpito. Era forse la seconda "cosa di sinistra" che sentivo dire in un anno di flusso mediatico (la prima era una secca risposta di Landini, segretario Fiom, ad un Borghezio in pieno sproloquio che segnalava la scarsa produttività degli operai italiani rispetto a quelli tedeschi: retribuiti circa il doppio dei primi).
Ci sono più aspetti "di sinistra" nel paragone di Meletti.
Il principale, o meglio quello che per me è più importante, é che attori di uno stesso sistema economico, alle attuali regole di questo sistema, ricevono sproporzionate valorizzazioni e questo deriva proprio dalle regole stesse del sistema.
Che Moratti decida di investire tutti i profitti dell'impresa di famiglia - a lui concessi - nel "calcio" é una libertà di mercato intoccabile.
Che tutti gli operai e impiegati Saras prendano quanto cinque giocatori dell'Inter é un effetto di mercato altrettanto intoccabile.
Che tre operai, per ricevere lo stipendio, entrino in una cisterna nella quale potrebbero lasciarci la vita é un effetto indesiderato dello stesso sistema che consente ai giocatori dell'Inter di giocare, guadagnare e farsi vedere da milioni di spettatori.
Qual è la soluzione per mutare questo scenario?
Prima di tutto unirsi sulla valutazione di "indesiderati" verso gli effetti sovracitati.
La "sinistra" o un qualsiasi programma "di sinistra" dovrebbe ritenere indesiderabile questa disuguaglianza tra gli esseri umani.
In secondo luogo é necessario identificare le cure che sicuramente non possono avvicinarsi ad una centralizzazione decisionale (simil socialismo reale) dove qualcuno - votato dal partito di maggioranza - può decidere che Moratti non abbia tutti quei soldi o non li spenda per l'Inter (anche perchè nel caso quel qualcuno - ovvero Berlusconi - ne trarrebbe godimento). La risposta a mio parere si chiama "smobilizzazione del capitale statico" ovvero, in altre brevi parole, lo scoraggiare - con norme specifiche - la staticità del capitale in modo da generare un sistema economico molto più dinamico che garantisca la mobilità sociale.
Tradotto in un esempio: se gli operai della Sarroch fossero progressivamente - per decisione normativa (e quindi politica) - introdotti nella proprietà dell'azienda, sarebbero loro per primi a determinare quanto profitto destinare a se stessi o ai Moratti, con la conseguenza di decidere in parte le sorti patrimoniali dell'Inter.
Se il capitale resta un elemento di immobilizzazione sociale, anzichè di dinamicità, é naturale che la società sia ad immagine e somiglianza del capitale stesso, ovvero accentratrice, disuguale, quantitativa e non qualitativa.
Commenti
qualche perplessità ..
ciao Francesco - per chiarezza dico che ci conosciamo, ragione per cui mi permetto di rispondere francamente e con scarsa diplomazia, cosa che non è mio solito.. del resto sai che su molte cose la pensiamo in maniera molto simile.
La tua analisi e soluzione del problema mi sembra assai riduttiva: come possiamo essere convinti che il semplice passaggio di capitale (e quindi di potere decisionale) dalla figura del manager a quella dei lavoratori - per usare il tuo esempio - comporti automaticamente una gestione più egualitaria dei profitti ?
Non credi che in mancanza di un percorso diffuso e generalizzato di cambiamento culturale ci sia il rischio - nella società in cui viviamo - che gli stessi operai finiscano per trarre profitto personale dalla propria posizione di privilegio, continuando ad alimentare nuove forme di iniquità ?
A mio avviso valori come onestà , dignità e uguaglianza sono valori individuali e non di classe, o di ceto sociale che dir si voglia.
Non senti la necessità di rimarcare l'importanza di una rivoluzione profonda dei nostri valori che vada di pari passo con iniziative politiche di equità sociale come quella che ipotizzi ?
Oliver
http://twitter.com/Ollipaz