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Il blog di Francesco Sanna - parole scritte senza inchiostro

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Ogni generazione ha bisogno di maestri. Abbisogna di chi insegna mestieri, traccia la via, favorisce la naturale rigenerazione dei sistemi.

 

La mia generazione non ha maestri. I nostri maestri ci stanno cannibalizzando, abituati a cannibalizzarsi.

 

Ci stanno sbranando come hanno sbranato tutto il resto. Lo fanno col sorriso, chi lamentandosi, chi in silenzio.

 

I nostri non-maestri ci hanno lasciato un paese sul lastrico, cementificato fino all'inverosimile, un sistema economico non meritocratico, gerontocratico, sfiduciante e sfinente.

 

Ogni giorno, giorno dopo giorno, i nostri non-maestri ci mangiano, perché hanno finito di che cibarsi reciprocamente. Ci mangiano anche se siamo figli e nipoti. Lo fanno istericamente, con la convinzione patologica di essere né giusti né sbagliati, ma semplicemente "veri" e "realistici".

C'è un confine fra ciò che si rivela giusto e ciò che si rivela sbagliato, ma noi non possiamo conoscerlo. Possiamo solo sentirlo. Per questo non possiamo creare istituzioni giuste ma dobbiamo affidare i loro compiti e quindi confidare in chi sente quel confine e lo alimenta col suo comportamento.

Vi vogliamo coinvolgere in un esperimento che parte da un discorso molto semplice. Comunicare un evento, come un prodotto o un'informazione, ha un impatto ambientale e sociale.

 

L'impatto ambientale é dato dall'impronta ecologica delle iniziative realizzate (stampa e affissione dei manifesti, gadget ...) che, proprio per il carattere episodico di quel che si promuove, diventano "rifiuti" il giorno dopo dell'evento realizzato. Questa mole di materiale "inutile" é per lo più spazzatura indifferenziata e come tale viene trattata, arrivando a discariche e, ahimè dove ci sono, inceneritori.

 

lei ci sarà ...

?

Ieri, insieme a circa duecento "movimentati", ci siamo trovati all'inizio della celebre via vandelli, passaggio obbligato per chi desidera raggiungere la cima del monte Tambura ed eventualmente ripercorrere la strada di quanti, prima e durante la seconda guerra mondiale, colmavano la distanza tra Massa e Modena passando da lì.

 

Eravamo lì per un motivo apparentemente semplice: la Tambura "potrebbe" essere perforata, secondo quanto disposto dalle Leggi obiettivo del Governo italiano, di concerto con la Regione Toscana, per unire la garfagnana e la costa versiliana. Detta così sembrerebbe quasi sensato: c'è chi vuole unire e chi vuole continuare a tener diviso. Ma la realtà é sempre un pelino più complessa di uno slogan valido giusto quando c'è la campagna elettorale.

 

"Non si può non comunicare". Un giorno, aprendo un libro di semiotica durante l'Università mi sono trovato di fronte questa frase di Paul Watzlawick. Fu un'esperienza folgorante "non posso non comunicare". Era geniale questo piccolo e semplice aforisma. 

Tutti infatti possono capirlo e tutti possono attraverso esso iniziare a liberarsi di alcune imprecisioni che guidano il nostro comunicare - che poi è anche il nostro esistere ma non voglio andare troppo sull'approfondito.

La prima imprecisione é abbastanza semplice ma sorprendentemente diffusa: noi riteniamo di comunicare solo quando siamo coscienti di farlo e nel 99% dei casi lo riferiamo al parlare. E, in entrambi i casi, sbagliamo.

Due giorni fa a pranzo siamo rifiniti sulla classica discussione sul Conto Energia. La notizia è che un amico aveva messo i pannelli e si sta vedendo recapitare 0 euro in bolletta e lui dice di non aver speso niente. Si creano sulla notizia gli entusiasti, gli scettici e quelli, tipo me, che semplicemente vorrebbero una volta per tutte capire come funziona questo Conto Energia.

Allora oggi mi sono preso venticinque minuti netti per capire questa cosa e vi riporto di seguito la spiegazione più efficace che ho trovato (la fonte è la GUIDA AL CONTO ENERGIA - del marzo 2009 - pubblicata da GSE = Gestore Servizi Elettrici). 

 

Qualsiasi insieme di persone legate da un qualcosa é per me una comunità.

 

Per questo apparteniamo a molte comunità (da quelle che non ci scegliamo: famiglia d'origine, popolo, minoranze linguistiche; fino a quelle che ci scegliamo:  società dove lavoriamo, università, cittadini del nostro comune e via di seguito).

 

La prima delle comunità quella degli esseri umani ce la troviamo, ma solo alcuni la riconoscono.

 

In ogni caso posso dire che la revoluzione passi sicuramente attraverso la riscoperta della comunità. Un esempio esplicito - vista l'egemonia culturale dell'economia - é quello della comunità economica. 

Ci ho messo un bel po' per capirlo. Ma alla fine, contano i soldi.

 -"Chi?" 

- Loro. Alla fine loro contano i soldi e il resto é aria. Li contano talmente tanto che alla fine "contare" é diventato sinonimo di "valere". Quindi alla fine "valgono i soldi".

 

Eppure i soldi non comprano un amore e la cosa che più per me conta, mia moglie, non riesco proprio a contarla in euro.

 

Come non riesco a contare il mio lavoro, a capire quanto, per loro, conta. Perchè poi per loro conta sempre meno, a prescindere. Perchè poi alla fine contare in meno é meglio che contare in più, se si contano per gli altri.

 

E poi tutti contano. Contano veramente tutti. Tutto é contato, anche quello che non conta.