Ieri sera a tavola, durante la cena, mi sono trovato a parlare con i miei come fanno più o meno tutte le famiglie.
Mio padre mi parla del suo lavoro e io del mio. Fin qui tutto normale.
Durante la discussione mi parla di un suo collaboratore, un ragazzo di circa trentanni che è andato negli Stati Uniti con la scusa di imparare l'inglese ma in verità per amore.
Mi dice che a Chicago, città dove vive, ha incontrato altri ragazzi di pari età e tutti ingegneri elettronici.
Questo incontro si è trasformato in una collaborazione e poi in una Start up. Il loro progetto consiste nel monitorare da un supporto come palmare o iPhone i consumi elettrici di casa con la possibilità di accendere e spegnere luci ed altri apparati.
Dopo un anno e mezzo circa di fame e lavoro sono riusciti a contattare le grandi aziende della Silicon Valley e questo progetto si è trasformato in qualcosa di più importante.
Sono stati successivamente contattati da un fondo di investimenti, hanno valutato l'azienda intorno ai quattro milioni di euro ed infine il fondo ha deciso di prendere circa il trenta per cento dell'attività.
Tutto questo ha scaturito inevitabili riflessioni tra l'Italia e gli Usa.
Sono sempre stato convinto che per tutte le cose e anche per quanto riguarda il lavoro quello che conta sono le idee ma queste devono trovare un terreno fertile.
Il problema che il nostro paese è pieno di giovani che hanno idee innovative ma il problema è che manca il terreno.
Gli Stati Uniti hanno il terreno ma spesso mancano le idee e per tradizione tendono ad importarle da altri paesi.
Ovviamente le differenze sono anche nel sistema economico, nella troppa facilità di investire e finanziare, questione che ha portato all'ultima crisi economica.
Credo che una via di mezzo sia possibile.
Il nostro paese deve trovare il coraggio di innovare e di dare credito al genio italiano, scrollandosi di dosso quelle situazioni politiche e clientelari.
In sintesi deve far vincere le idee.