Sono passati pochi giorni dalla XVI Giornata in ricordo delle vittime di mafia. Sabato 19 Marzo a Potenza erano più di 80 mila persone. Potenza città di tanti omicidi di mafia e terra di nessuno, dove parlare è difficile e la paura soffoca qualsiasi rivolta contro il pizzo, qualsiasi no urlato contro la mafia. Ma sabato c'era una folla a Potenza, persone che ascoltavano, che parlavano, che si univano in un unico pensiero: la mafia c'è e lo dobbiamo urlare, ma dobbiamo urlare anche che la mafia deve essere sconfitta.
Sul palco sono salite tante persone grazie all'organizzazione libera che da sempre combatte la mafia con tutti i mezzi dei quali dispone. Novecento sono stati i nomi letti, novecento vittime di mafia che ancora aspettano giustizia. Quella giustizia che non è un carcere, delle sbarrre, la legge dei reati di mafia, la legge del 41 bis. Per i familiari delle vittime l'unica forma di giustizia è la fine di tutte le mafie.
Il fatto che più mi ha stupito è che sia stata la famiglia Claps ad aprire il corteo. Questo mi ha fatto capire che la mafia non è distante da noi, perchè non è solo la mafia che uccide ma il sistema mafioso. E allora il sistema deve essere portato alla luce del sole, così come don Puglisi cercava di fare ogni giorno e come lui le altre 899 vittime il cui nome è stato pronunciato sabato.
Penso al 20 marzo 1994 quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati assassinati a Mogadiscio. Penso alle stragi di Bologna, Firenze, Milano. Penso alle vittime e ai familiari.
E poi penso ai 150 anni dell'Unità d'Italia e ai 150 anni di esistenza delle mafie. Allora vorrei ricordare la lettera che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al corteo a Potenza e a tutti i cittadini che si sentono di appartenere ad una nazione, consapevoli che le mafie sono purtroppo in tutto il paese. Le parole di Napolitano sono state lette da Don Ciotti e definiscono il corteo «un momento di autentica riflessione sul coraggio di chi, per la difesa dei valori di legalità e giustizia, ha sacrificato la propria vita», «storie di uomini e donne - ha scritto il Presidente della Repubblica - che hanno scelto di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità contro ogni forma di sopraffazione e di violenza», e di cui «è ricca la storia dell'Italia».
Commenti
Le Mafie e L'Italia
Sì, concordo. Aggiungo, nel corso delle manifestazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia, che contro l'Italia lavora non soltanto la Lega (i dirigenti della Lega e buona parte dei suoi votanti) ma anche la mafia, le mafie: Mafia, 'Ndrangheta, Camorra.