Su Internazionale ho letto un bellissimo articolo di Yoani Sanchez, giornalista e blogger cubana, sull'importanza del caffè nella sua Avana.
Quando sono stata a Cuba ho pensato anche io alla rilevanza che il caffè aveva per l'Isola. Un caffè molto lungo da un'aroma intenso e soprattutto da passaggi di produzioni straordinari che non hanno niente a che fare con la nostra torrefazione o macchinetta del caffè.
Spesso noi italiani ci definiamo cultori del caffè ma siamo soltanti cultori del suo gusto. Il rito del caffè è troppo frettoloso, spesso preso al bar, e in piedi. Il barista ci chiede se lo vogliamo in tazza piccola, grande, macchiato caldo, freddo e adesso con addirittura il cacao. A Cuba esiste soltanto un modo di prendere il caffè: in tazza grande.
Yoani scrive che può mancare tutto in una casa all'Avana ma non il caffè. Può mancare il pane, il burro, il latte ma non "il nettare nero degli dei bianchi" e così l'Avana odora di caffè tostato e sigari fumati all'aperto.
Ma ultimamente la tostatura, che ancora oggi spesso praticata in casa, ha un'aroma diverso, sa di piselli. Sì perchè la produzione di caffè a Cuba è diminuita da 60mila tonnellate a seimila e l'Isola lo importa dal Brasile e dalla Colombia. Ma per non rinunciare al piacere e alla ritualità del caffè, che come dice Yoani è importante come abbraciare qualcuno o invitarlo ad entrare in casa, e a Cuba le case sono sempre aperte e pronte ad ospitarti, i Cubani uniscono al caffè i piselli tostati.
Così non si perderà uno dei riti più importanti dell'isola anche se la bevanda nazionale non sarà più pura. La produzione di caffè potrà ancora diminuire ma sono certa che i cubano avranno sempre una scusa pronta per invitarti ad entrare nella loro casa e sorseggiare una bevanda di colore scuro, e vedranno il tuo sguardo posarsi sul quadro che raffigura Che Guevara.