comunicare significa anche ascoltare...

Normalmente tutti noi riteniamo la "vista" come il nostro organo sensoriale per eccellenza.
La realtà è molto più complicata e divertente.
La struttura sensoriale di un essere umano normodotato è una rete di dati proveniente da tutti i nostri cinque sensi, ognuno dei quali “propone” una sua lettura.
Tocca al nostro cervello elaborare una teoria complessiva, spesso basata su “preset” empirici, risposte basate sull'esperienza che spesso non corrispondono all'esatta manifestazione di un evento.
Se ci mettiamo davanti ad un impianto stereo e ascoltiamo il suono di un aereo che passa da una cassa all'altra ( ovviamente se siamo all'aperto) ci viene spontaneo alzare lo sguardo alla ricerca di un aereo, inesistente, ma secondo la nostra esperienza assolutamente probabile; e questo in barba ad ogni elementare considerazione rispetto alla qualità e provenienza del suono, infatti il suono comunque proviene da due altoparlanti posti davanti al soggetto e non in alto, ma l'aereo “deve” essere in alto.
In pratica rispondiamo agli stimoli così come scriviamo utilizzando un vocabolario T9, prendiamo il significato più vicino o più probabile e completiamo, ovviamente senza che questa sia la realtà, anzi spesso non lo è.
L'udito è il senso che ci fornisce la maggior parte delle informazioni sulla realtà circostante, solo che non ci facciamo caso.
Le persone non vedenti infatti non dispongono di un udito migliore, ma affidano ad esso la lettura della realtà, senza dover convergere questo con i risultati della vista.
Se andiamo ad un concerto live non abbiamo mai nessun dubbio a identificare la sorgente del suono con la figura del cantante o degli strumenti della band, se chiudiamo gli occhi e ci concentriamo dovremo per forza convenire che il suono proviene invece dai diffusori acustici.
I nostri orecchi, nella parte esterna, sono costruiti per garantire un ottima ricezione e percezione spaziale del suono.
I lobi, le pieghe etc, permettono sia una concentrazione delle onde sonore verso il canale uditivo; il nostro cervello analizza sia la qualità del suono ( riverberi, echi e intensità e altezza) confrontando i diversi tempi di arrivo del suono fra i due padiglioni, sia grazie alla diversa intensità del suono fra un padiglione e l'altro.
Il tutto con grande precisione, a differenza per esempio del cane, il quale è sensibile ad una maggiore gamma di frequenze fino ad arrivare agli ultrasuoni, ma è poco sensibile a definirne la fonte, per questo difronte a suoni per loro incomprensibili o strani fanno oscillare la testa, cercando di definire l'origine del suono cambiando la posizione degli orecchi, più o meno come un radiogoniometro.