“Gli dèi non esistono. Esistono gli uomini. Il loro racconto. La loro giustificazione. Atto di sottomissione nei confronti della loro stessa esistenza”. L’impegno di scrivere uno spettacolo sul Mito Greco è stato suggerito dal bisogno di raccontare ancora una volta una storia che nei secoli non ha perso la sua enigmatica luce e la sua attuale drammaticità. “CASA AGAMENNONE” è suddiviso in due parti. Dalla creazione dell’Universo fino alle case degli Uomini. Dal Cielo alla Terra. Dai segni delle nuvole agli uomini che li interpretano. Per un prezzo irrisorio, che è nascere, gli uomini hanno acquisito tanta, troppa ricchezza. Spropositato patrimonio genetico che si autoalimenta nel tempo. Non svaluta mai. Ma lo scambio tra gli umani si fa sempre più doloroso e da solo l’uomo non può spendere tutta quella fortuna. I fatti si moltiplicano ai fatti, i re ai re, i guerrieri ai guerrieri, gli esodi agli esodi. Città distrutte, città riedificate. Lontano. Altrove. Su altri porti, su altri corsi d’acqua. Chi nasce non è più solo. Ha un popolo che lo mette in pericolo ed in cammino. Subito. E da subito deve imparare a difendersi. Difendersi è l’unica mossa decente sulla scacchiera incomprensibile dell’universo. Occorre un tesoriere eterno. Un notaio divino che ratifichi e che metta per iscritto nel codice del sangue e della procreazione, le leggi della sottomissione e dei rapporti tra consanguinei. Allora ecco. Amministratore del tempo. Contabile dei sentimenti, delle gioie e dei dolori. L’uomo ha bisogno di un esperto in materia e si rivolge a dio. Quello accetta ma le regole sono dure. Gli dèi e le loro propaggini nella radice degli uomini. La casa di Agamennone è la casa del misfatto. È la casa della guerra di Troia. Se gli antenati di Agamennone hanno macchiato la tavolozza della stirpe con colori accesi e indelebili, Agamennone, che da quella violenza discende, trascina con sé il malessere del potere e della violenza. Ogni abitante e consanguineo ha avuto a che fare con gli Dèi. Gli Dèi scelgono i propri tramiti. Come affluenti del proprio eterno corso, sono scelti gli uomini. Emissari dolenti e gonfi d’acque d’ogni dove, giungono fino a sfociare nell’oceano del dolore e della catarsi. Il giudizio divino non ha fine. I fatti restano. Immobili. Esemplificazioni drammatiche di sculture astratte. Nella seconda parte dello spettacolo "Casa Agamennone" si racconta ciò che è stato materia della drammaturgia greca. Il Mito che si scontra con la fragilità umana, l'Oracolo che detta le sue dure leggi e l'uomo che imbocca strade senza ritorno. Oreste trafigge sua madre, Clitennestra. Non prova emozioni nell'atto di uccidere. Prova senso di smarrimento e di abbandono di fronte a se stesso e alla vita ancora tutta da vivere. Prova una decisa determinazione sua sorella Elettra nell'avvicinare se stessa al concepimento e al compimento di un piano per l’eliminazione della madre. Nella giovane c’è una statuaria immobilità: solo una spiegazione dettagliata della morte. Parole guida, esemplificazione di un calcolo ad uno smarrito Oreste, per Clitennestra che deve soccombere. Tutta la tragedia dell'omicidio ruota sui sensi di giustizia e compiacimento che i fratelli mettono in campo per essere loro stessi i protagonisti vincenti di un atto di dolorosa e "giusta vendetta" dell'odio sopito e tenuto a bada negli anni. Un fuoco devastatore che brucerà fino all'ultimo brandello le certezze dei due giovanissimi omicidi. Una dolorosa vicenda che ci dà le esatte coordinate per orientarsi nella circumnavigazione dell'animo umano. Oggi come allora ci scontriamo con le incertezze e con gli inganni della mente e sembra di poter osservare che con le stesse risposte, si tenti di mettere a tacere domande che ci procurano troppo dolore.
Cabaret mitologico
di Marco Zannoni
a cura di Cristina Pezzoli
con Marco Zannoni
e Leonardo Brizzi : pianoforte
e Davide Domilici percussioni
musiche di Leonardo Brizzi