La verità di Loris

Loris Rispoli, accanto alla foto che gli abbiamo fatto a Roma il 13 aprile, "Leggendolo si comprende quanto il solco sia profondo e quante sono più le cose che dividono che quelle che uniscono". Rispondo "speravo il contrario, almeno qualche punto di convergenza sembrava esserci. Comunque grazie per la pubblicazione". Sul gruppo facebook "Quelli che vogliono la verità sul Moby Prince" il giorno 26 luglio 2011 si può leggere questo. Oggetto del dibattere il post Milano: ultima giornata di riprese. Oggetto vero del dibattere le dichiarazioni di Angelo contenute nel post.

Naturalmente ci sentiamo. Provo a chiamare, é occupato. Penso "è con Ivanna a commentare". Gli scrivo da Facebook, a pallino verde, e mi risponde "ci sono". Lo chiamo "ero con Ivanna a commentare il post". 

Il tono é quello del Loris indignato, quindi diciamo che se pensavo che il post e soprattutto ciò che il post semplicemente riporta fosse un modo per avvicinarli, mi sono sbagliato.

"Prima di tutto questa cosa che lui non condivide il lancio delle rose nel viaggio in Sardegna é ... é ... cioè dico io ... ma la memoria la vogliamo rimuovere? Cioè dico io ... ma a Ustica, a Piazza Fontana cosa hanno fatto? Come si può dire una cosa come "fino a quando non avremo la verità io queste cose non le farei"? Allora se la verità nei tribunali non te la danno mai tu cosa fai? Stai zitto in casa?". Angelo é diverso da te Loris. Due caratteri complementari. Lui quelle corde lì non ce le ha. Nemmeno in questo senso l'accortezza politica di evitare certe riflessioni. Ma é il suo pensiero e lo dice senza secondi fini. Lui senza la verità non riesce a fare altro.

"Ho capito Francesco ma vedi certe cose le può dire a te, non a me. Nemmeno a Francesco perché si era letto tutte le sentenze e il processo". Beh qualcosa l'ho letto anche io. "Sì certo. Ma senti una cosa: quando oggi mi vieni a dire che la tua ricostruzione é l'avaria al timone io ... deh ... c'è da diventà matti perché bada bene quella era la tesi Mignogna, perito della CGIL, che venne in aula e disse "c'è stata questa avaria ..." io ero, te lo immaginerai, anche contento perché é una tesi che va ulteriormente a sottolineare le responsabilità dell'armatore perché se dici che il Moby Prince é andato contro la petroliera perché c'è stato un guasto al traghetto stai dando la colpa all'armatore ... ma la tesi Mignogna é stata smontata dai loro periti! Cioè dai periti dei Chessa e poi anche dall'Ingegner Del Bene. Per tutta una serie di motivi tecnici gli dicevano che era impossibile. Ora te mi devi dire una cosa: qui ogni anno parte un treno ... questi sono ventanni che hanno sempre la verità loro e poi la cambiano. Il problema é che nel mentre la verità hai contribuito a non farla emergere. Capito?"

Mi spiace Loris. Sai io non ho tutto il processo in mente. Infatti continuo a pensare che la cosa migliore sia un confronto tra di voi. Io non sono e non voglio fare l'avvocato di Angelo. Mi pareva però che ci fossero degli elementi di convergenza rispetto al passato e soprattutto mi pareva che da parte di Angelo ci fosse ancora una sorta di presunzione su cosa pensi, che nei fatti é smontabile con poche spiegazioni. Come la questione del tuo appiattimento sulle posizioni della magistratura. E' chiaro che é bastato poco per farglielo capire. Poi ovviamente se vi confrontaste sarebbe ancora più chiaro.

"Francesco vedi, noi si parla oramai come fratelli, allora ti dico a me non può che far molto incazzare questo comportamento. Perché ora a dire certe cose é tardi. Il processo ad Albanese per i soccorsi mai coordinati l'abbiamo fatto noi mentre loro era ancora dietro alla tesi bomba che non ti scordare era la tesi cara all'armatore. Cioè l'armatore, Onorato, é venuto in aula e ha detto "mi hanno messo una bomba e so anche chi l'ha messa: Pascal Lotà" ... ecco mentre loro andavano dietro a queste cose qui, che sono state smentite dalla magistratura, intanto noi eravamo soli a fare altro. Come per Ciro Di Lauro e il processo per le manomissioni alla timoneria. Non ti scordare che Ciro Di Lauro, nostromo del Moby Prince quella sera in permesso, va dal giudice e dichiara di essere andato dentro il traghetto fumante l'11 aprile, il giorno dopo, con il funzionario della Navarma Pasquale D'Orsi e che questo gli ha detto di manomettere la timoneria dandogli una botta per portare il timone da manuale ad automatico. La dottoressa Belsito, il giudice, ha fatto una sentenza su questo ... una sentenza splendida ... perché dentro dice tutto: come mai quel processo è stato separato da quello principale, che chi aveva interesse a manomettere il giorno dopo l'evento il corpo del reato é sicuramente qualcuno che ha interesse ad allontanare la verità, che hanno mentito i testimoni di parte portati - anche da loro - che dicevano che Di Lauro era dalla ganza a Carrara e poi ... te pensa cosa hanno detto ... che aveva preso un treno superveloce per arrivare a Torre del Greco nella notte e risalire in treno con i familiari ... perché in qualche modo dovevano giustificare che questo é salito con i familiari da Ercolano e Torre del Greco, chiamati da Bertrand quando é sceso a terra. Ora te lo ridico ... a fare il processo a Di Lauro e D'Orsi c'eravamo noi. Loro (i Chessa ndr) erano lì a pensare a tutt'altro. Ora poi se mi dici che ci sono le responsabilità dell'armatore, della capitaneria, ti dico é tardi. E' tardi perché è tutto prescritto. Allora serviva. Ora serve a poco".

Chiaro. Comunque Loris ti dico una cosa. Se senti la sua ricostruzione fila al punto tale da poter essere accettata da chi, come me, non conosce questa storia dal 1991. Cerca in qualche modo di legare i fili di quel che non torna. Perchè di cose che non tornano ce ne sono tante.

"Certo. Ce ne sono tante. Ma spiegami una cosa ... la sua ricostruzione dice che il Moby passa vicino all'Agip, ha un'avaria, la centra e poi li lasciano morire bruciati". Sì.

"I traffici sono spariti?" No.

"In che senso? Il traffico d'armi dico". No, cioè il concetto che dice Angelo é ci sono traffici, dietro la petroliera, il Moby vede e per questo non salvano i passeggeri e l'equipaggio.

"Ecco ora ... prima c'era il traffico d'armi. Era abbastanza plausibile e hanno scandagliato, per il costo di centinaia di milioni, l'intera rada per vedere se c'era un carro armato, un razzo, qualcosa che potesse in qualche modo confermare questa tesi. Poi questi traffici sono diventati la bettolina che puppava petrolio, da raffinare perché ti ricordo che è da raffinare, abusivamente all'Agip e succede il Moby Prince e non lo vanno a salvare perché hanno visto. Ora se'ondo te in un porto come quello di Livorno dove ci gira cocaina, eroina, roba grossa ... uno fa morire centoquaranta persone bruciate vive perché sono testimoni di una bettolina che puppa petrolio da raffinare all'Agip? Allora dovrebbero ammazzare mezzo porto, perché sai quanti traffici ci sono ... davvero si può credere che la capitaneria di porto lascia morire bruciate vive centoquaranta persone solo perché si presume abbiano visto una bettolina che prendeva petrolio da raffinare dall'Agip?".

Loris hai ragione. E' una cosa molto strana. Comunque quando Angelo dice traffici intende tutta una serie di traffici di cui non sa la provenienza e l'entità. 

"Ecco vedi ... lui che sarebbe, a quello che scrivi, l'enciclopedia mentre io sono il museo poi non sa ... dice tante parole tecniche ... le hanno sempre dette ... ma poi nella sostanza un c'hanno mai nulla. Io non me lo scordo quando sono venuti al processo con questa simulazione della collisione. Pareva ... una roba ... sono arrivati ... conferenze stampa, giornalisti "c'abbiamo la verità" poi in du' balletti gliel'hanno smontata: gli hanno detto ma vi rendete conto che una nave é un corpo solido immerso in un liquido e che non può andare a quella velocità?".

Loris é una questione semplice: da un lato Angelo ha bisogno della giustizia quindi della magistratura, dall'altro lato nega ogni verità giudiziaria emersa finora.

"Eh ma così é semplice ... così é molto semplice ... é come quell'altro, é simile in questo a Giacomo quando ti dice sono un anarchico che si muove in contesto istituzionale perché é necessario ... vedi quando ti serve l'istituzione va bene, perché é necessaria, quando 'un ti piace allora sei anarchico ... però vedi lui é un bimbo, ha ventanni, c'ha le sue ragioni ... ma te che c'hai quarantasette anni non mi puoi venire a fare certi discorsi. Io sono il primo a dubitare della magistratura e l'ho sempre detto con chiarezza, ma mica per le perizie o cose del genere ... perché la magistratura sapeva benissimo e c'é anche scritto chi sono i responsabili ma é stato fatto di tutto per non metterli sul banco degli imputati e mettere pesci piccoli ... io l'ho sempre detto non posso accusare del Moby Prince Spartano, che a diciotto anni non sente il may day, ma accuso Albanese che non ha coordinato i soccorsi come da sua responsabilità, che tiene la CP (motovedetta ndr) in porto fino a quando non arriva, finisce di cambiarsi dal vestito con cui era ad un party a La Spezia, e sale. Nel mentre i vigili del fuoco che erano sopra la CP erano incazzati neri perché dovevano andare a dare il cambio in mare ai colleghi, invece erano lì per uno che poi non ha dato un comando per tutta la notte. Come la questione delle carenze del Moby Prince. Che il Moby doveva cambiare il mozzo delle eliche perché faceva sbandare la nave é scritto. Che non l'avevano fatto é scritto. Che viaggiava con l'apparato antincendio staccato é scritto. E' tutto scritto. Come la questione di Superina. Io non me la posso prendere con Rolla perché a ventitre anni questo dichiara di veder arrivare la Moby Prince nel radar ma ha pensato, come tutte le navi, che alla fine prendesse una rotta diversa. Il problema é che Superina, il comandante, quando ha visto il traghetto non lo ha detto che era un traghetto per salvare sè, per evitare l'abbandono nave, per ...".

Loris ok. Mi é chiaro. Mi torna anche. Ma penso che quando succede una cosa come questa, legata a quanto dici, a tutti i classici difetti degli italiani - noncuranza, incompetenza, inefficienza, indisciplina, egoismo, irresponsabilità - é difficile accettarlo e magari ci si mette a cercare tutte le spiegazioni probabili e possibili per giustificare il contrario. E' difficile credere che centoquaranta persone possono morire carbonizzate a due miglia e mezzo dal porto di Livorno perché quello é incompetente e non sente il may day, quello faceva viaggiare i suoi traghetti in condizioni non idonee, quello non segnala la sua presenza ad un traghetto in collisione perché pensava cambiasse rotta alla  fine, quello non coordinava i soccorsi perché non ci ha capito niente, quelli non sono saliti sul Moby Prince quando l'hanno trovato perché nessuno gli ha detto di salire.

"E' così Francesco. E poi non ti sbagliare. Albanese arriva a Livorno da un party a La Spezia ... probabilmente aveva bevuto ... non troveremo mai qualcuno che ci dica ufficialmente aveva bevuto ... perché gli tolgono il posto di lavoro ... ma si comporta come se fosse così ... perché c'è una collisione del genere, ne vieni informato, arrivi a Livorno alle 23 e la prima cosa che vai a fare é andarti a cambiare ... capito? Albanese arriva a Livorno alle undici e anziché andare a prendere il comando, coordinare, farsi spiegare, va a cambiarsi l'abito di gala per mettersi la divisa. Poi scende, con calma, e sale sulla motovedetta. Sta tutta la notte lì senza dire niente poi alle cinque del mattino ritorna e rilascia delle dichiarazioni. Questo é tutto documentato ... allora noi avevamo bisogno di andare a parlare del traffico d'armi? Non ti scordare una cosa importante Francesco: noi siamo andati al processo con una ventina di parti civili, divise. Io non ho mercanteggiato con i familiari per fargli accettare il risarcimento e poi arrivare al processo indebolito. Qualcun altro sì. Non erano i Chessa, ma era qualcuno che stava dall'altra parte. Quando arrivi ad un processo dove le parti civili dovevano fare quadrato e andare unite per far scannare gli imputati, far andare contro la SNAM con la Navarma e la Capitaneria, e invece ti fai la guerra te mentre loro vanno a braccetto ... capisci? Quello che ho detto subito a Viareggio. Non fatevi manomettere il corpo del reato e state uniti. Gliel'ho detto subito. Perché se state uniti allora qualcosa viene fuori se vi divedete é finiti. Ecco noi ci siamo divisi e continuiamo a dividerci. Ma bada bene non ci dividiamo perché ci va bene a noi. Ci dividiamo perché ... oramai dopo ventanni certe cose non puoi ancora dirle. Non puoi ancora una volta cambiare le carte in tavola per convenienza. Perché se prima quando serviva dovevi puntare il dito sulla capitaneria ora é tardi ora é tutto prescritto ed è inutile tu ti incazzi con De Leo perché se capissi di giurisprudenza capiresti che De Leo può dirtelo che non ha senso con quel capo di imputazione verificare la durata della vita a bordo. E' come quando siamo andati a Firenze. Il mio avvocato gliel'aveva detto: non venite a Firenze perché non credete alla nebbia e l'unica cosa su cui abbiamo ottenuto l'appello é la nebbia e la SNAM, l'Agip Abruzzo che era lì e non doveva starci e non l'ha segnalato all'insorgere della nebbia. Gliel'ha chiesto. Cos'hanno fatto loro: sono venuti uguale. Sono venuti lì a far di tutto per non far andare bene nemmeno quel processo lì. Ora di'o ... con il tuo comportamento la verità l'hai sempre allontanata perché 'un ti andava bene ... ne hai sempre presa una e poi la mollavi: ora la bomba, ora tornava in porto - che ora è facile dire lo dice solo Fedrighini, Fedrighini in conferenza stampa 'un ce l'ho mia portato io, poi c'è pure nell'istanza Palermo ... che anche lì l'istanza Palermo ... lui è venuto da me a farmi vedere i fogli e io gli ho detto io non firmo perché io non condivido. Per me se presenti un'istanza dove ancora scrivi di Antonio Sini io non posso condividere. Che condivido? Penso sempre che hai fatto un casino, hai messo dentro quell'istanza tutto e i magistrati te l'hanno smontato in tre balletti ... spendendoci anche soldi e tempo. Soldi e tempo degli italiani. Se invece si andava su un'altra direzione anziché pensà al traffi'o d'armi ... a quello che si intende di guerre elettroniche e a ...  ".

Capito. Senti devo passare da te per vedere la sentenza Belsito.

"Non c'è sul sito?". No.

"Si vede che Francesco non l'ha caricata. Vieni e la guardiamo". Magari poi la fotocopio.

"Ok. Dai ci sentiamo".

 

Dopo circa un'ora e mezzo di conversazione stacco. Nel frattempo altri casini da risolvere su altri fronti e la testa confusa. Ho sbagliato? Forse ho sbagliato perché ho detto che su quella tesi di Angelo si potevano riunire dei familiari, perché infondo puntava sui soccorsi? Sto sbagliando a voler unire persone così distanti con lo scopo di aiutarli? Li aiuto di più dividendo o unendo?

Dopo cinque minuti mi squilla in cellulare. Loris. "France senti l'ho trovata, te la fotocopio in Comune così non stai a spendere e mi faceva piacere vederla insieme così ti sottolineo alcuni passaggi ...". Ok Grazie. Ti chiamo io.

In parallelo a tutto questo ho una riorganizzazione generale della cooperativa in corso, alcuni soci se ne vanno, incomprensioni, divisioni, cambi di direzione. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Mentre cercavo di unire Angelo e Loris, dall'altro lato emergevano divisioni.

Penso all'essere umano. Continuo a pensarci. Penso al nostro fondamentale ingannare ed ingannarci. Crediamo alla nostra testa, alle nostre deduzioni e ci comportiamo in conseguenza di queste. Poi ce la prendiamo con chi se ne ha a male di questi comportamenti, perché ci facciamo forti delle nostre deduzioni. Ci salviamo sempre, con la testa. Persino quando ho conosciuto degli ergastolani, in carcere per omicidio volontario, ho riconosciuto la necessità della testa di dirsi "brava. C'era un motivo. Infondo hai fatto bene. Se lo meritava". Poi magari ci unisce frasi di pentimento, ma si pente perché gli dispiace di aver buttato via anni della propria vita e del proprio problem solving dietro delle sbarre e dei muri. Non si pente di se stessa. Si pente di quel che era magari. Del non aver pensato che magari poteva finire così. Mai del pensare e basta. Mai dell'aver asservito il cuore a se stessa.

La testa rincorre la notte del Moby Prince. Qualsiasi documento giornalistico creato finora fila. Persino il libro di Fedrighini. Quando lo lessi pensai: ecco, gli americani, lo sapevo che c'entravano loro. Poi conosci Loris, conosci Giacomo, conosci Angelo, Ivanna e le cose cambiano. Poi leggi meglio, ti documenti, e le cose cambiano ancora. Poi ad un certo punto diventa quasi una storia di parti: noi e loro. Quelli che credono a x e quelli che credono a x e y. Oppure quelli che credono un po' a x ma anche y ci sta però ti dovevi svegliare prima.

Tutto diventa intricato e nel frattempo il Moby Prince come oggetto non esiste più, Loris porta avanti la sua battaglia per la memoria, Angelo resta nelle stanze dei suoi periti e aspetta di trovare quella verità che un magistrato non potrà negare, Giacomo va avanti nella sua linea politica pagandone le conseguenze, Mauro mette su facebook delle bellissime foto di Federico in piscina, a giocare, Onorato compra insieme ad altri imprenditori la Toremar - impresa pubblica - assicurando di mantenere lavoratori e standard di prestazione, Sergio Albanese é in pensione, Renato Superina non esiste più da qualche mese, Valentino Rolla forse non è quel Valentino Rolla che ho contattato da facebook o forse sì e adesso fa il fotografo, e tutti gli altri continuano comunque a fare la loro vita.

E' questa la verità del Moby Prince? La verità dell'Italia? Che tutto accada e cambi perché tutto resti uguale. I ricchi ricchi e uniti, i poveri poveri e divisi.

Soprattutto i poveri e i ricchi, ingannati. Tutti continuiamo a vivere rincorrendo convenzioni e accordi eterei, rimanendo devastati dagli eventi veri della vita ed essendo incapaci di scongiurarne le conseguenze più dolorose. Un traghetto passeggeri nel 1991 centra una petroliera in uscita dal porto di Livorno. Scoppia un incendio. Centoquaranta persone, passeggeri ed equipaggio di quel traghetto, muoiono per cause connesse all'incendio. Solo uno si salva. Il mozzo. Imbarcato da meno di un mese. Prima muratore. Dopo ventanni lo Stato Italiano archivia e prescrive, quindi dice tra le righe ai familiari delle vittime e ai cittadini che lo legittimano "mettiamoci una pietra sopra ed anche i responsabili riconosciuti - armatore, comandante della capitaneria, comandante della petroliera, terzo ufficiale della petroliera - continuino pure a fare la loro vita tranquilli, per noi non serve che scontino alcuna pena". Nel frattempo i familiari delle vittime si continuano a dividere sulla vicenda. Sui modi di conservarne la memoria, sui modi di ottenere giustizia, sul ricordo. Sempre nel frattempo i familiari delle vittime stessi continuano una vita segnata da questo evento: qualcuno si è fatto una famiglia, qualcun altro ne ha trovata un'altra, qualcuno ha scelto la vedovanza perpetua, qualcun altro ha scelto di vivere sempre con gli altri e per gli altri.

Qualcuno potrebbe dire: é la vita. Che vuoi?

Vorrei fosse migliore. Vorrei fosse più vera. Sapere che per l'ennesima volta in questo paese le divisioni delle vittime fanno la forza dei carnefici mi fa male. Riconoscere che per l'ennesima volta in questo paese lo Stato se ne frega, eccezion fatta per i convenevoli di rito delle commemorazioni, del dolore di queste persone, mi fa male. Capire che per l'ennesima volta in questo paese mentre le vere vittime, ovvero chi vive nel dolore, soffre e continua a soffrire i veri carnefici, ovvero chi vive nonostante aver causato quel dolore, se la godono abbastanza e si giustificano pure i propri comportamenti, mi fa male. 

Che faccio? Cosa posso fare? Riempiamo Livorno di manifesti con scritto "chi sa parli" e i volti delle vittime? Costa duemila euro, più altro lavoro. Non li ho. Li cerco. Potrebbe servire. Poi cosa faccio? Scrivo questi post. Parlo con i familiari, cerco, aspetto le foto di una signora che dopo ventanni si è ricordata di aver scattato delle foto dalla sua terrazza alle sei del mattino dove si vede chiaramente la posizione della petroliera. Le sollecito. Ma di più non si può. Lei non le trova e forse ha anche altro da fare. Poi cosa faccio? Continuo tutti i giorni a dedicare ore e ore per vedere il materiale registrato, archiviarlo per il montaggio e costruire la miglior storia visiva possibile per far arrivare il messaggio prima ai familiari stessi e poi a tutti coloro che possono fare qualcosa. Possono fare qualcosa. Potete fare qualcosa. Chiunque legga queste righe, chiunque dei pochi ad oggi che legge questi post lunghi, a volte veramente lunghissimi, che é difficile leggere fino in fondo perché la verità é difficile raccontarla in tre righe o centocinquanta caratteri su facebook o twitter, può fare qualcosa.

Fate qualcosa. Fate qualcosa. Aiutate me a fare qualcosa o fate qualcosa voi. Fate qualcosa. Se non capite che lo fate per voi, fatelo per me. Se non mi conoscete o non sentite il mio dolore, fatelo per Loris. Se non lo conoscete e non sentite il suo dolore, fatelo per Mauro, per Giacomo, per Stefania, per Ivanna, per ogni singolo essere vivente di questo pianeta che ci sta comunicando: aiutatemi. Ascoltatelo. Se non basta un computer, andate lì. Fate qualcosa. Facciamo qualcosa. E non perdiamoci in milioni di cazzate morali. Non perdiamoci su "io pensavo che avessi pensato che lui pensava che lei altrimenti avrebbe pensato". Non perdiamoci nella testa. Chiudiamola un attimo questa testa. Ascoltiamo il dolore del mondo per un attimo. Ascoltate il dolore del mondo per un attimo. Poi agite. Lasciatevi educare da quell'azione di cambiamento. Da quell'azione che se ne sbatte delle convenzioni, delle certezze di carta e cartone, e va al sodo della questione. L'equilibrio. Trovare equilibri di pace. Dare pace a chi la cerca trovando la propria. 

Questo sto facendo con Angelo, Loris, Mauro, Giacomo e tutti gli altri: cerco la mia pace provando a dare pace a chi la cerca.

Ritorno Francesco e Loris

Giacomo

Scrivo direttamente qua in risposta doverosa a tutto questo " botta e risposta " di post , che a preso a mio avviso quasi una linea ridicola , per alcune dichiarazioni che neanche a me vanno giù .

SOno daccordo su quanto postato da Loris in risposta alle dichiarazioni sopracitate , ma una cosa comunque non mi va giù e sono sincero .. quetso passaggio proprio mi fa dispiacere ,ed ho appena parlato al telefono con la persona diretta interessata al quale mi rivolgo in quetso momento :

"Giacomo quando ti dice sono un anarchico che si muove in contesto istituzionale perché é necessario ... vedi quando ti serve l'istituzione va bene, perché é necessaria, quando 'un ti piace allora sei anarchico ... però vedi lui é un bimbo, ha ventanni, c'ha le sue ragioni ... "

Inanzitutto non voglio essere paragonato al Chessa sotto questo profilo .
Seconda cosa , io non ho proprio detto così Loris ed al telefono questa cosa era uscita un poco diversa .
A Fransceso ho chiaramente detto che ho una linea politica ben precisa , non mi vergogno ad esprimerla ed a esporla nel mio fare politica quotidiano .
Io sono un anarchico che NON si muove in un contesto istituzionale , bensì in un conteso più civile e più vicino al contesto sociale in cui abitiamo , quale quello di base ed l di fuori di ogni logica di rappresentanza istituzionale .
Io per la questione Moby prince mi muovo collaborando con le istituzioni , perchè la storia della nostra associazione è cominciata con un rapporto con esse al fine di promuovere il maggior numero di forze per giungere a spiccioli di verità , per poi giungere ad un bottino di totale giustizia .
per utilizzo strumentale della istituzione intendo questo . Sicuramente non risparmio le critiche politiche e sociali che posso fare alle istituzioni ed in particolare al sistema giudiziario italiano .. ma da qui a dire che io rientro in quel profilo di pensiero secondo il quale "vedi quando ti serve l'istituzione va bene, perché é necessaria, quando 'un ti piace allora sei anarchico.. " ce ne corre e parecchio anche .
Credo che la mia posizione in merito alla magistratura ed alle istituzioni in generale sia molto differente dalla posizione citata in precendenza che magari ( e non so , non entro in merito .. ) può avere un Chessa . E qui non è una questione di " avecci vent'anni , è un bimbo , lui ne ha cinquanta " .. perchè sennò per il culo , perchè sono un pazzo idealista ventenne che crede nell'anarchismo ( come se crederci sia da idealisti e da coglioni e da pazzi ) , ci passo io con questo paragone .
Non sono idealista , nè tantomeno utopico , sono ben saldo con i piedi in terra e combatto , politicamente parlando , con forme molto più radicali rispetto ad altre ma che hanno la loro efficiacia .
Ripeto che per me l'ingiustizia subita da un uomo per mano di altri uomini è una ingiustizia che subisco anche io ogni volta che la affronto , proprio perchè vissuta sulle mie spalle
Questo solo per precisare e basta .. poi pensatela come volete sul mio non essere inglobato in corrispondenze politiche ben precise con le istituzioni a livello politico ( e non moby .. ) ..

Con Affetto
Giacomo Maria Sini