La produzione é ferma da più di un mese. Vorrei raccontare la storia di questo mese. La storia di divisione di questo mese. Ma dopo averci dedicato un mese é bene andare avanti. Le divisioni ci assorbono in modo inconcludente. Ci dividiamo per indole. Per distanza. Per mancanza di volontà. Poi quando merita ci ritroviamo. Per indole. Per vicinanza. Per forza di volontà.
Parto presto per arrivare a Bologna. Lì mi aspetta Ivanna. Inutile arrivare a Reggio quando poi dobbiamo risalire. Dall'inizio del documentario e di questo progetto oltre il documentario me l'aveva sempre detto "chiama Maurita. La sua storia é importante ed é una persona squisita. Quando l'ho conosciuta ho pensato meno male é andata così perché se ci fosse stata la mia Monica a vivere una cosa così non l'avrei sopportato". Al ritorno Ivanna mi dice "comunque se ci fossi stata io sul Moby sono sicura sarebbero diventate amiche". Maurita e Monica.
Quando per il documentario ho dovuto dire stop alla ricerca soldi finiti iniziamo a girare sapevo di essere arrivato dove dovevo. "Ventanni" doveva arrivare ad un parte delle storie private del Moby Prince perché centoquaranta vittime sono almeno centoquaranta famiglie cui aggiungere i parenti di primo e secondo grado, le compagne e i compagni, gli amici, i conoscenti, i colleghi. Da centoquaranta con meno di sei gradi di separazione si arriva a tutta l'Italia. Non a tutti gli Italiani. Altrimenti gli italiani si sarebbero dovuti muovere. E di più. Continuo a pensare.
Nel viaggio verso Bologna passo da Viareggio. Il giorno prima è iniziato l'incidente probatorio per la strage. Sabato 7 Daniela l'ha ricordato "venite in tanti". Francesca mi racconta Daniela abbia mostrato tutta la sua rabbia quando i periti di Trenitalia hanno cercato di lavorare a difesa del loro datore di retribuzione. L'hanno fatto con astuzia e Daniela l'astuzia la ritiene ancora una mancanza di rispetto. Perché il nome dell'associazione di cui è parte "il mondo che vorrei" esclude cose di questo tipo: un'impresa di stato responsabile per una strage difende se stessa e non i cittadini deceduti in quella strage. Paradossi della vita contemporanea.
Verso le 10:00 arrivo a Prato per cambiare. Salgo sul treno ed entro in uno scompartimento parlando al telefono. Mi siedo e mi giro sulla destra. Vedo una persona conosciuta. Lei non mi conosce. "Scusami. Tu sei Marta vero?". Sì. "Marta Pettinari". Sì. "Piacere io sono Francesco l'autore di Ventanni, il documentario sul Moby Prince. Ti ho vista nel video dello spettacolo e poi il 10 aprile ma non ci siamo presentati".
Parliamo con Marta della situazione della produzione. Poi del Moby Prince. Poi di noi. Praticamente parliamo sempre di noi e del mondo. Sta andando a Bologna per un appuntamento di lavoro. Come La Nave Europa hanno fatto anche un altro spettacolo oltre a quello sul Moby Prince e si chiama "Contratti". Parla di precariato. Un tema autobiografico per la nostra generazione. Come il Moby Prince. Un tema autobiografico per l'Italia e gli italiani.
Ci salutiamo a Bologna. Scriverei molto delle nostre conversazioni ma la sintesi é d'obbligo. Ci sarà occasione. Ci sarà senz'altro occasione.
Prendo il 36 per Chiesa Certosa. Ci vediamo lì con Ivanna. Al telefono mi aveva detto "quando arrivi in Stazione prendi un taxi". Ok prendo l'autobus. "Non lo so mica se c'è l'autobus". Prendo l'autobus non ti preoccupare perché la produzione si può permettere l'autobus. Il taxi è fuori ogni budget. In questo momento pure l'autobus ma tanto il biglietto si rimborsa a fine trimestre. Poi almeno quando si parla dei propri conti ci si può permettere di gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo. La testa conta il cuore va dove deve andare.
Ci salutiamo. Mi indica la sua macchina. Guiderò io. Col cambio automatico. Pianto tre inchiodate alla ricerca della frizione e non c'è verso di farla partire quando faccio io il primo passaggio da P a D+. Ci vuole il padrone dico ad Ivanna. Lei arriva fa il gesto in modo naturale e poi io monto e andiamo avanti. Andiamo avanti fino a dopo Treviso. Avevo capito Treviso. Invece era Volpago del Montello. Praticamente tutti mi avevano detto "Treviso è bellissima. Devi vedere questa piazza centrale". Ecco noi andiamo a Volpago del Montello. Questa produzione va dove va il cuore. La testa cerca il bello estetico. Il cuore il bello e basta.
Arriviamo a casa di Maurita. Ci accoglie un ragazzo con un sorriso molto intenso. Si chiama Vincent ed è suo figlio. Maurita appare passato il cancello. E' piccola con un fisico molto deciso e lo sguardo profondo. Parla con una cadenza veneta forte e mi ricorda in questo Albino. Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace. Una delle persone più straordinarie conosciute in questa vita. La cosa mi mette a mio agio. Mentre ero in autostrada avevo letto "Fratelli d'Italia. Gnanca Parenti". Invece io con Albino e con altri amici padovani mi sono sempre sentito bene.
Ci salutiamo. Maurita mi mostra dove lasciare lo zaino e poi saliamo su. Vedo i quadri e le foto. Vedo la foto dei genitori di Maurita e Fanny. Mangiamo e iniziamo a parlare. Maurita racconta la sua storia in libertà. I suoi genitori erano parte della comitiva diretta a quel matrimonio tra una trevigiana e un sardo in Sardegna "perché i matrimoni in Sardegna sono molto belli...". Quel matrimonio poi non fu celebrato. Sul Moby Prince morirono il padrino e la madrina, i genitori di Maurita e Fanny, i genitori e la nonna della sposa. "Dovevamo andare anche noi ma lavoravamo". Maurita fa l'infermiera e lo faceva già nel 1991. "Mia mamma mi scaldava anche la macchina la mattina quando mi alzavo per il turno delle 5. Facevano tutto loro. Quando sono morti ci siamo ritrovate io e mia sorella a dover gestire tutto noi da sole. Le bollette, le dichiarazioni dei redditi, la caldaia, la casa, tutto". Qualcuno ha aiutato qualcuno meno delle attese. "Io oggi non mi fido. Io oggi non mi fido della gente. Ci vuole un po' perché mi fidi".
Penso al peccato. Alla colpa. Glielo dico "questa è la colpa del Moby Prince e la colpa collettiva. Questa vicenda. La fine della fiducia. La divisione. L'aver lasciato persone sole. L'averle lasciate senza verità". Conveniamo su questi punti. Ivanna racconta il suo punto di vista. Spiega quanto il senso di sfiducia verso le istituzioni fondamentali di una comunità basata sul diritto porti poi alla sfiducia verso le persone. Le azioni generano reazioni. Se per ventanni mi lasci sola senza la verità io poi diffido. Se per ventanni fai una certa lotta per la tua verità io diffido. E qui si entra a parlare della divisione tra la 140 di cui fa parte anche Maurita e la 10 aprile di Angelo e Luchino. Tutto in poche frasi. Maurita dice "io quando vado a Livorno dico vado a casa. Perché anche se i miei li ho riportati poi qui per seppellirli qualcosa è rimasto là e quando vado ritrovo queste persone con cui mi sono sentita bene. Quando vedo Loris, Paola, Ivanna e gli altri io mi sento bene. Loro mi hanno capito perché conoscono il mio dolore e io il loro. Ci capiamo e ci vogliamo bene. Con alcuni di loro si è creato un rapporto profondo di amicizia e il 10 aprile è la giornata in cui riusciamo a trovarci tutti insieme". Eccola. La verità del Moby Prince eccola qui. Da una parte ci sono ventanni da leggere con il filtro nero dell'essere stati lasciati soli, dell'aver perso dei cari, dell'aver dovuto faticare per ricostruire la propria vita senza o con qualche aiuto, dell'aver perso fiducia nelle istituzioni e nelle persone. Dall'altra ci sono ventanni col filtro bianco. Dall'altra c'è noi. La lotta. Il trovarsi. Il riconoscersi. L'aiutarsi. Andare avanti insieme.
Ivanna mi rispiega "loro hanno diviso Francesco. Dall'inizio. Hanno tutta la ragione del mondo per cercare quella verità utile a dire che il padre non ha responsabilità e nessuno dei familiari li ha mai detto qualcosa contro il padre. Però loro hanno diviso. All'inizio è vero. Eravamo in tanti ad essere divisi. Però tanti passaggi del processo gestiti insieme sarebbero stati differenti. Avremmo raccolto di più. Soprattutto avremmo vissuto meglio tutti questi processi, tutto questo".
Poi Maurita inizia a parlare delle sue teorie sul Moby Prince. Dietro di lei sulla piccola libreria avevo visto il libro di Fedrighini "Moby Prince. Un caso ancora aperto". C'è in tutte le case dei familiari. "Per me comunque c'entra il traffico d'armi. C'entrano queste bettoline. Sicuramente c'entra qualcuno, gli americani con tutte quelle armi. Se era tutto a posto perché non hanno dato i tracciati radar". Hanno detto di non averli e Maurita fa una faccia molto eloquente. "Ecco perché non mi fido". Ivanna resta perplessa. Maurita è della 140 ma sostiene alcune tesi vicine a quelle di Angelo. Sostiene i dubbi di Angelo. Questa è un'altra verità. Le associazioni sono fatte di opinioni. Accanto alle opinioni sono fatte di azioni comuni. Sono fatte dello stare insieme. A questo tavolo si discute di due posizioni diverse come due parenti sulla gestione della mamma malata. La possiamo anche pensare diversamente ma alla mamma vogliamo entrambi bene e ci muoveremo insieme.
Ivanna cerca di spiegare e raccontare "può essere ci sia di mezzo qualcuno. Restano comunque le condizioni del traghetto come scritto nella sentenza di Firenze. Quel traghetto non poteva viaggiare su quella tratta, aveva il sistema antincendio spento, viaggiava con un portellone non chiuso per fare prima ad Olbia, su tre radar ne funzionava uno, gli mancava il nostromo cioè la persona responsabile in caso di incendio, aveva un equipaggio inferiore al necessario. Tutte queste cose sono scritte e verificate. Qui la sicurezza é un problema evidente. Onorato se ne è disinteressato e la responsabilità per alcune di queste cose é anche del comandante. Poi però noi sappiamo che se il comandante di una nave si mette contro l'armatore il comandante viene lasciato a casa. Quindi le responsabilità sono molte. Il pilota del porto perché è sceso prima. Perché dice oramai la prassi era così anche se la regola dice altro. Se ci sono delle regole queste regole vanno rispettate. Perché ci sono per un motivo".
Maurita annuisce. E' d'accordo. Per lei, infermiera professionale, veneta uno dei problemi dell'Italia è proprio quello. "Guarda questa cosa c'è. Poi qui c'è questa cosa del fregare. Del non dire la verità. Io ad esempio da infermiera ho molti dubbi sul superstite. Su Bertrand. Hai centoquaranta persone carbonizzate e lui era a posto. Come mai? Io ho dubbi sul fatto lui fosse lì". Penso addirittura. Questo dubbio é molto forte. I familiari delle vittime del Moby Prince riescono a dubitare degli esseri umani con un taglio chirurgico. Come Angelo "il problema è che loro si sono fidati dei periti e degli avvocati. Mai fidarsi. Rileggere tutto. Ripensare a tutto".
Mamma mia. A tanto é arrivata questa esperienza. Vi ha devastato così tanto da conoscere il lato più oscuro del genere umano. Il lato più meschino e basso. Come in quella storia di cui non posso parlare. Quella storia di chi per i soldi é andato oltre. Oltre i limiti.
"Sai Bertrand é un uomo devastato" prova Ivanna. "Sì ma non l'hanno poi più trovato". Cerco di spiegare "sì l'hanno intervistato quest'anno due giornalisti del Tirreno. C'erano anche le foto. E' un pensionato giovane sotto molti psicofarmaci dice". Lei guarda il tavolo "sai fare la parte del matto é quella più semplice di tutti. La fai fino a quando la vuoi fare poi ti comporti normale. Sai quanti ne vedo al pronto soccorso? Guarda io di ustionati e intossicati ne ho visti tanti. Possibile lui non avesse niente? Dentro c'erano 800 gradi e lui era a posto. Io non so. Però ...".
Ci fermiamo. Gli faccio vedere un po' di girato. Ivanna lo voleva vedere necessariamente. A Maurita fa piacere. Lo scopo primario per cui siamo qui é prendere la copia del video Canu per portarla a Mauro. Mauro pensa di averci visto i genitori diretti in cabina e la vorrebbe. Ivanna é qui per prenderla. Ma lo scopo profondo era incontrarci e per Ivanna poi vedere se stessa e gli altri in questo video. Lo specchio. L'occhio diverso dal nostro.
Vediamo la conferenza stampa di Angelo e Luchino. Per la prima volta dopo anni Ivanna può vedere cosa fanno gli altri il 10 aprile. Penso a quando lo vedrà Angelo. Continuo a pensare a questo scambio di retroscena.
Poi mostro a Ivanna le clip con lei.
Le guarda. Le clip sono tutte con Mauro.
Volevo farvi incontrare.
Dormiamo a casa di Maurita. Prima conosciamo Fanny e le sue due figlie. Fanny e Maurita. Diverse. Sorelle. Fanny parla meno del Moby Prince. Maurita ha più rabbia. Fanny mi sembra più rassegnata. In modo onorevole. Ha lo sguardo dei vecchi saggi. Come se avesse imparato una legge del mondo ingiusta e oramai la tenesse lì. C'è. Pensavamo il mondo fosse diverso. E' così.
Dopo cena sono piuttosto stanco. Vado a letto. Dormo dieci ore come i bimbi al ritorno dalle gite scolastiche. A Volpago un silenzio e una pace discreta. Durante la colazione vedo un calendario "consorzio priula". "Cavolo é vero. Voi siete nel Consorzio Priula. Ma lo sai che siete una delle realtà più studiate sulla gestione dei rifiuti?". Maurita annuisce "sì. facciamo la differenziata porta a porta. Nel calendario c'è scritto quando". Qui vicino avete anche l'impianto di Carla Poli. "Questo non lo sapevo". Guarda é studiato da tanti. Te pensa che abbiamo fatto un evento su questi temi l'anno scorso dove un consigliere di Follonica parlava proprio del loro tentativo di replicare il modello del Consorzio Priula e di Carla Poli.
Riguardo quel calendario. Una cosa semplice. Geniale. Ti regalo il calendario così sai sempre cosa devi buttare e quando. Poi puoi usarlo anche per segnarci i turni del lavoro. Come Maurita.
Anche questa é Italia. C'è il Moby Prince e il Consorzio Priula. C'è Loris e c'è Onorato. C'è Daniela e c'è Moretti. C'è Angelo e c'è il GIP che dice "sì ma facciamo presto che é quasi l'una e c'è da andare a pranzo". C'è Ruby e c'è Francesca. C'è Capezzone e c'è Giacomo. Ci sono io e c'è Berlusconi.
Manca solo di tracciare una linea. Poi chiamare come a rubabandiera. "Numeri uno". Chi porta la bandiera dietro la sua linea vince e cambia questo paese.
Durante il viaggio di ritorno Ivanna mi dice "Francesco guarda io non so se ce la faccio. Quando ho visto quelle immagini. Si vede troppo. Si vede il mio dolore. Io non voglio far vedere il mio dolore. Per ventanni l'ho sempre controllato all'esterno. Però rivedermi così. Cioè si vede. Si vede tutto. Io non so se voglio andare avanti. Scusami ma io ci devo pensare".
Parliamo di Monica, di suo marito, di questo dolore e di questo paese. "Io Francesco ti farei presidente del consiglio. Per quel che dici, come lo dici. Quel che sei. Guarda sono felice. Ma esistono altri giovani come te?". Ecco questa stima però va lontano. Va verso la presidenza del consiglio. Questa stima trova difficoltà quando parla direttamente quando parla guardando negli occhi. "Per me Ivanna tu sei molto importante. Questo documentario e questo progetto ha in te una figura importante. Se solo avessi ripreso tutto quello che mi hai detto oggi, su te, su Loris, su Angelo e la vicenda. Sono parole vere e bellissime. Raccontano una verità per me importante. Vorrei le persone le potessero sentire. D'altronde lo scopo di questo documentario é quello di andare avanti e oltre il documentario stesso. Portare la gente a conoscervi direttamente. Perché la curiosità di sapere cos'è successo può arrivare dopo il bisogno di conoscervi e starvi accanto. Imparare da voi. Aiutarvi. E così aiutarsi. Perché vedi Ivanna é conoscendo la gente come voi, come te, come Loris ... pensa alla tv". I discorsi proseguono. L'idea di Ivanna rimane.
Quando abbiamo salutato Maurita e il figlio mi sono sentito un po' a casa. Ci siamo sentiti. Io sono ospite. Resto ospite. Ma queste persone mi hanno fatto entrare. Si sono fidate. Ecco quindi un piccolo miracolo. La fiducia. Maurita mi ha regalato una scatola di Cohiba. Le ho detto "chi è che fuma i sigari?". Lei mi aveva raccontato di un bellissimo viaggio a Cuba. "Tieni". Eccolo un altro piccolo miracolo. Il dono. Ho dato qualcosa e ho ricevuto qualcosa.
"Sai io sulla Sardegna avevo messo una pietra sopra. Dopo il Moby Prince - sorride - poi é finita che mi sono innamorata di un sardo". Eccolo il miracolo più bello. Eccolo qua. Come in quella clip per la cui pubblicazione devo lottare con Ivanna e la sua paura di apparire. Quando lei ascolta Mauro raccontare davanti a lei e a sua moglie dei suoi ventanni di non vita fino ad aver conosciuto Antonella e ad aver poi generato e conosciuto Federico. Mauro e Antonella si abbracciano. Ivanna li guarda e dice "è bellissimo. é bellissimo. Questo dimostra che la vita. La vita deve andare avanti in un modo o nell'altro".
Nel viaggio di ritorno riparliamo anche dell'articolo di Geraldina. Mi ha mandato l'anteprima perché la potessi leggere e far leggere ai protagonisti. Le avevo chiesto solo poche correzioni. In particolare quelle relative alla mia persona. Nel suo articolo c'era troppo "Francesco" e mancava "Mediaxion". Poi mancavano i lavoratori. "Da soli" e "io" sono balle di cui riempiamo la testa. Allora lo ignoravo ma alla fine ha messo tutti e a modo suo.
Ivanna ha letto e mi ha detto tutto ok. Poi il giorno dopo "no". Vuole mollare. Troppo chiaro quel dolore. Poi sento Loris per altro. Gli racconto. Lui dice "la chiamo io". Lui ci riesce. Partiremo insieme il 18 per andare da Mauro. Poi si vedrà.
Allora mi dice una cosa "sai abbiamo anche parlato di quell'articolo. Dico a Ivanna "Lo so. Quando dice Loris é il cuore e Angelo la testa puoi anche pensare io sia scemo e Angelo furbo ma Francesco lo intende in modo diverso. Io lo so che lo intende in modo diverso. Il tuo dolore é il tuo ruolo in questo documentario. Tu sei quello. Che ci possiamo fare? Sei così. Io ho un ruolo Giacomo un altro Mauro un altro e Angelo pure. Tu hai quello. Sei una madre e rappresenti le madri. Una madre è così. Quelle mamme del sud il 10 aprile piangono sempre. Dopo ventanni loro piangono sempre. Una madre piange. E' così. E lo devono vedere. Perché quelli lo devono vedere cosa hanno fatto".
Praticamente Loris sei più regista di me. Sei già ai ruoli. Meno male. Perché io mi perdo. Un regista magari no. Ce ne vorrebbe. Un regista alla Mediaxion come lo vogliono anche loro. Col cuore come il mio. Ci stiamo provando. Con un oceano di distanza.
"Loris grazie e su questa storia della testa e del cuore voglio essere chiaro. Se in questo documentario ci siete te, Giacomo, Ivanna, Mauro e Angelo significa qualcosa. Il cuore riunisce" Tu metti la testa al servizio del cuore, Angelo il cuore al servizio della testa. Io come vedi metto il cuore al servizio della testa. Ma qui non ci sono due partiti da scegliere. Qui ci sono persone da far avvicinare. Chi divide poi resta solo con la propria testa. "Come su quello che ha scritto Geraldina che voglio riunire due associazioni. Io voglio farvi vedere in anteprima il documentario e raccogliere le vostre reazioni. Voglio mettere una ricostruzione concorde basata su quanto già é chiaro ovvero sulla verità conosciuta. Voglio cercare di togliere i filtri tra di voi. Poi voi fate quel che volete. Io mi fermo lì. Per me non ci sono nemmeno due associazioni. Ce n'è una. L'altra é diversa da un'associazione. Ragiona in modo diverso. Però é il mio punto di vista sull'associazionismo. Io voglio togliere i filtri tra questi punti di vista. Mio incluso".
Togliere i media.
Togliere il pregiudizio e mettere cinque persone ad un tavolo a vedere il mio punto di vista e commentarlo.
Voglio provarci. Perché vedo uno dove altri vedono due. Sento una verità oltre le verità.
Poi questo é un progetto di Mediaxion sul Moby Prince.
Siamo qui per cambiare le cose.
A tenerle come sono ci si stanno impegnando già in tanti.
