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Avviare un’attività online ha i suoi vantaggi. Noi ne indichiamo 5.

Un’espansione digitale o virtuale di un’attività tradizionale esistente non è tecnicamente un’attività online. Un business online è un’impresa digitale in cui il principale punto di forza dell’azienda è nel mondo virtuale. Tuttavia, includeremo le estensioni digitali o online delle imprese tradizionali esistenti per motivi di “inclusione”.

I seguenti sono cinque vantaggi dell’inizio di un’attività su Internet.

Investimento appropriato

La maggior parte delle aziende online comporta una frazione della spesa di un’azienda tradizionale o convenzionale. Confronta i costi di apertura di un negozio online o di un sito di e-commerce con i costi di apertura di un negozio fisico. La differenza sarà sostanziale. È vero, creare un sito di e-commerce o un mercato mondiale come Amazon o eBay costa molto di più rispetto all’apertura di un minimarket di quartiere, ma non tutti i negozi online devono essere Amazon o eBay.

Facile da iniziare

Un’attività online può essere avviata e funzionante in poche settimane, se non giorni. Ci vogliono giorni per stabilire un’attività online una volta che il piano aziendale è in atto e tutti gli articoli o i servizi sono pronti per essere utilizzati. L’attività può essere avviata in meno di una settimana per gli individui che non hanno bisogno di fare affidamento a un designer di siti Web o un’agenzia multimediale.

Elevati ritorni di investimento

Per cominciare, l’investimento è piccolo. Quando calcoli il ROI, i rendimenti sono già alti. I ritorni sugli investimenti sono esponenzialmente più elevati rispetto alle imprese convenzionali o tradizionali, data l’ampiezza dell’espansione e della crescita esponenziale che si potrebbero incontrare. Un’attività tipica può comunicare solo con un piccolo gruppo di persone. Le imprese online hanno la capacità di trascendere i vincoli geografici, culturali e sociali per diventare un fenomeno mondiale.

Automazione

Quasi tutti gli aspetti delle imprese online possono essere automatizzati. Dovresti condurre valutazioni, considerare le prestazioni e apportare modifiche secondo necessità, ma non devi intervenire personalmente o fisicamente a tutti i livelli. Tutto può essere automatizzato, dalla conformità alle vendite, al servizio clienti agli aggiornamenti. Gli imprenditori digitali avranno più tempo a disposizione, che potranno utilizzare per diversificare le loro attività, far crescere le loro operazioni, intraprendere nuove iniziative e impegnarsi in una varietà di attività ricreative.

Un abbondanza di libertà

Gli imprenditori online possono lavorare da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, per tutto il tempo che desiderano e possono raggiungere l’indipendenza finanziaria. Le imprese online sono incredibilmente liberatorie. Le imprese online aiutano anche gli imprenditori a raggiungere l’elusivo equilibrio tra lavoro e vita privata.

Concludendo

Approfitta della tua situazione. Vivi in un mondo che le precedenti generazioni di imprenditori non avrebbero mai potuto immaginare. Hai il potere di avviare un’azienda dal divano del tuo soggiorno e trasformarla in un’impresa di grande successo senza mai uscire di casa.

È davvero incredibile se ci pensi. Tuttavia, per avere successo nel mondo degli affari online, devi avere una prospettiva realistica. È fondamentale che tu riconosca e apprezzi i tuoi vantaggi e allo stesso tempo comprendi i tuoi svantaggi. Sarai in grado di costruire una strategia di crescita che sia ragionevole e di conseguenza a lungo termine.

Obiettivo Zero – by Mediaxion

Evento autoprodotto realizzato a Firenze il 15 Maggio al Viper Theatre.

Mediaxion si è occupata sia della ideazione, progettazione e produzione dell’evento sia della comunicazione.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Firenze, dalla Provincia di Firenze e dalla Regione Toscana.

L’evento ha affrontato diverse tematiche: Rifiuti Zero, Km Zero, Zero Digital Divide, Crescita Zero, Profitto Zero e l’ha fatto unendo esperienza, intrattenimento e informazione  coinvolgendo i partecipanti in una riflessione comune sui temi della sostenibilità ambientale e sociale.

Obiettivo Zero ha trattato le tematiche dell’evento attraverso diversi appuntamenti durante tutta la giornata. Sul palco centrale della manifestazione si  sono  alternati momenti di dibattiti e riflessione a momenti di spettacolo.

La collaborazione avviata con l’Assessorato all’educazione del Comune di Firenze per i progetti di Educazione Ambientale ha portato i ragazzi delle scuole partecipanti a  presentare i loro elaborati sui temi del Riciclo, Riuso e Recupero e sottoposto le loro domande all’esperto Rossano Ercolini del Centro di Ricerca Internazionale “Zero Waste”, con sede a Capannori.

Le amministrazioni virtuose in ambito di gestione dei rifiuti si sono incontrate pubblicamente sul palco di Obiettivo Zero  per raccontare le loro esperienze, i punti di convergenza e divergenza, e soprattutto gli obiettivi per il futuro.Sono intervenuti: Giuseppe Tartarini (Comune di Seravezza), Matteo Fiorentini (Comune di Montespertoli). Mediaxion si è occupata di organizzare il dibattito e moderare l’incontro.

Il percorso esperenziale “modulare” sui rifiuti “ti mancano le uova?” progetto di Marketing esperenziale prodotto da Mediaxion aveva  l’obiettivo di far riflettere gli utenti sul loro comportamento  diconsumo e smaltimento dei rifiuti.

L’intrattenimento e l’educazione sono alla base del percorso e si è articolato in una parte “virtuale”, basata su un videogioco   dove il giocatore attraverso l’intrattenimento apprende l’importanza delle sue scelte e delle conseguenze che queste hanno sull’ambiente ed una parte “reale” informativa che attraverso un esperienza fisica vuole informare il partecipante sulla vita del rifiuto dopo il cassonetto.

Una area della location ha ospitato i banchi delle “4R” (modulo del percorso esperienziale “ti mancano le uova?”) dove alcune organizzazioni hanno dimostrato come è possibile dare nuova vita a quello che consideriamo rifiuto attraverso dei laboratori dimostrativi di auto produzione. Hanno partecipato Integra, Tomaui con dei laboratori e dimostrazioni di cucito con stoffe recuperate, l’Agriturismo ha mostrato come fare il sapone in modo naturale

Un’area espositiva ha ospitato progetti e organizzazioni che da sempre sono impegnate sulle tematiche dell’evento: Libera Informatica, Veni Vidi Bici, Arcipelago Scec, Collettivo di Agraria, Associazione Tatauelo.

L’evento ha dato spazio anche alla sfilata “Veste e riveste” e il “Concerto per lo Zero”.

La sfilata con abiti e accessori prodotti con stoffe di recupero a cura di “Tomaui” “Integra” e “Usato Bene” ha mostrato come anche gli abiti destinati alla pattumiera possono avere nuova vita.

“Concerto per lo Zero”

La serata dell’evento si è conclusa con il concerto dei Hazey Tapes, Kill the nice Guy e Bad Apple Sons, gruppi emergenti fiorentini.

L’allestimento della location è stato realizzato utilizzando materiale recuperato con la collaborazione de L’albero Magico ed Integra. 

Obiettivo zero è stato anche una vetrina per artisti fiorentini che eseguono le loro opere con materiali di scarto e di recupero  come Giovanni Erbabianca e David Styler.

La comunicazione realizzata per l’evento:

  • adesivi stickers
  • spot virali: riusa, ricicla e riduci
  • campagna social media marketing  (Facebook, Instagram, YouTube)
  • sito web
  • newsletter digitale – invito
  • locandina

Legacoop Toscana, Terrafutura, Mediaxion

Mediaxion si è occupata dell’allestimento e della promozione dei progetti Solidal Coop nello stand di Legacoop  Toscana a Terrafutura.

In occasione dei mondiali di calcio in Sud Africa, Coop Italia ha prodotto T-shirt del commercio equosolidale, Mediaxion  come anteprima nazionale  le ha portate a Terrafutura.

Con l’acquisto di una T-shirt, confezionata con cotone biologico prodotto in Africa e nello stesso tempo certificata FairTrade ha permesso a molte persone di contribuire concretamente allo sviluppo sostenibile di alcune comunità di piccoli produttori di cotone biologico, con la formula del commercio giusto, e nello stesso tempo portare all’attenzione le problematiche, talvolta drammatiche, ma anche le tante potenzialità che albergano nel grande continente africano.

Mediaxion ha inoltro promosso il progetto sulle camicie indiane Solidal che vede  il commercio equo come strumento per la lotta alla povertà e la dignità del lavoro femminile; e il progetto dei palloni Solidal, prodotti in Pakistan contro lo sfruttamento minorile, in collaborazione con l’ong Ucodep .

Lo stand è stato allestito con la mostra sul Sud Africa del fotografo Andrea Micheli. Inoltre durante le tre giornate sono state girate video interviste a rappresentanti di Coop, cooperanti di Ucodep e alle suore Francescane di Santa Elisabetta di Firenze pubblicate in seguito sul portale coop.

Il progetto “Ventanni” by Mediaxion

“Ventanni. Storia privata del Moby Prince” é un progetto di incontro e racconto attualmente in realizzazione con quattro protagonisti familiari delle vittime della più grande tragedia della marina civile italiana. Loris Rispoli, Giacomo Sini, Angelo Chessa e Mauro Filippeddu.

hanno accettato di misurarsi come me e veder raccontate le loro vite tramite alcuni prodotti narrativi: documentario, diario testuale e fotografico del progetto, comunicazione dello stesso. Questi protagonisti, divisi in questi anni per motivazioni affrontate nel racconto, leggono in anteprima il materiale testuale per validarlo prima della pubblicazione ed hanno accettato di incontrarsi per una prima visione privata del documentario davanti alle telecamere. In quella sede si sono confrontati sui temi del documentario: il racconto realizzato delle loro storie e ciò cui devono la loro unione: la tragedia del Moby Prince.

Il progetto é attualmente sostenuto da organizzazioni private, istituzioni pubbliche e privati cittadini. 

Perché Ventanni

Ricordo la tragedia del Moby Prince con occhi di undicenne che cresceva a Livorno in quegli anni: me e mia madre davanti alla carcassa di quel traghetto, simile ai tanti con cui avevo viaggiato diretto in Sardegna per trovare i miei parenti. Per una serie di concause io e un coetaneo amico all’epoca ci siamo ritrovati con l’idea di affrontare questa storia, per darle attenzione e ricordare. Ho così iniziato a studiare la vicenda, a cercare di capirla ed insieme a lui a conoscere alcuni familiari delle vittime. Progressivamente ho iniziato a pensare alla rimozione di questa tragedia come effetto dell’affrontarla come storia giornalistica, piena di quegli ingredienti che incuriosiscono le persone – teorie cospirative, traffici illeciti, ingiustizia – ma sono incapaci di emozionarle. L’effetto inverso me lo facevano invece i familiari delle vittime e il loro raccontarsi: la loro storia precedente al disastro, il loro coinvolgimento – vissuto a volte come una colpa – nell’insieme di casi che hanno portato i loro cari ad imbarcarsi, gli aneddoti sconcertanti su come furono informati del disastro, come riconobbero i cadaveri, come seguirono l’iter processuale e la narrazione della loro vita dopo il Moby Prince. Proprio quest’ultimo punto é diventato qualcosa su cui sentivo di poter lavorare. I protagonisti familiari delle vittime del Moby Prince, persone normali rappresentanti di tutta l’Italia per culture, estrazioni sociali, idee politiche, luoghi di origine, hanno dovuto sopravvivere ad una tragedia comune inattesa, assurda e crudele. Questa tragedia li aveva riuniti nel dolore e nel reagirvi si sono divisi: qualcuno per cercare una verità più accettabile, qualcuno per avere almeno un po’ di giustizia, qualcuno per provare a dimenticare, qualcun altro per vivere di ricordi.

Là quindi dove il Moby Prince aveva unito – facendo leva su un sentimento universale come il dolore per la perdita dei propri cari – gli ultimi vent’anni hanno diviso e lo hanno fatto lavorando su quelle differenze a vantaggio di chi di questa vicenda é indubbio colpevole, la parte più orrida del genere umano: l’irresponsabilità, l’incompetenza, l’avidità, l’omertà, la conservazione del potere, l’individualismo, la freddezza emotiva, la religione del denaro.

Questo progetto ha l’ambizione di provare a far vincere le vittime e perdere i carnefici attraverso il racconto, il confronto e la loro documentazione. Perché “Ventanni” diventi un esempio in grado di mostrare quale percorso attraverso la ricerca di verità sopravvive al ricordo e libera la vita.

Cento modi per – campagna di prevenzione alcolismo giovanile

Regione Toscana, Comune di Siena, Azienda USL 7 di Siena, Università degli Studi di Siena

“Cento modi per” é stata la campagna di comunicazione integrata, ideata e realizzata interamente da Mediaxion, che ha vinto il bando regionale di comunicazione sanitaria relativo al tema della prevenzione dell’alcolismo giovanile.

La campagna, durata un anno, ha interessato la Provincia di Siena e il Comune di Grosseto.

Dove nasce “Cento modi per”

La campagna “Cento modi per” nasce dal riconoscimento di un problema legato alla diffusione dell’uso e abuso di alcolici tra i minorenni. L’Italia detiene il “primato” in relazione alla più precoce età di avvio al bere con una media di 12,2 anni rispetto ai 14,6 dell’Unione Europea e gli effetti di ciò sono nei numeri: trentamila morti all’anno (Eurispes 2000), circa cinque milioni di bevitori (un milione e mezzo di alcolisti cui si aggiungono tre milioni e mezzo di consumatori che, pur non avendo sviluppato alcoldipendenza, manifestano danni fisici e psichici direttamente imputabili all’uso di bevande alcoliche), ma soprattutto un terzo delle diagnosi ospedaliere “effetti tossici dell’alcol” é legata a ragazzi nella fascia d’età 0-14 anni (Ministero della Salute 2007).

I mezzi e il linguaggio della campagna

L’esigenza di relazionarsi con un pubblico abituato a riconoscere i messaggi provenienti dalla comunicazione istituzionale, spesso ignorandoli, e parallelamente attirato e guidato dalla comunicazione pubblicitaria dei produttori di bevande alcoliche ha portato la campagna “Cento modi per” a svilupparsi attraverso la tecnica del teaser.

Questo ha significato fornire attraverso i manifesti – affissi in molti comuni della provincia di Siena e nel comune di Grosseto – ed il sito web una serie di stimoli visivi ambigui, molto legati al linguaggio pubblicitario, dove si accostavano a grandi bicchieri da cocktail e sagome di giovani festanti alcuni quesiti legati ai processi di motivazione del consumo di alcol: “Cento modi per divertirsi?” “Cento modi per piacere?” “Cento modi per essere se stessi?”. Generata una curiosità crescente nel pubblico di riferimento della campagna, è iniziata la rilevazione dei suoi messaggi profondi, rappresentanti in prima istanza dallo slogan, non più interrogativo ma affermativo, “Cento modi per nascondersi.” che ha caratterizzato l’ultimo ciclo di manifesti.

In parallelo all’approccio pubblicitario sono state avviate una serie di iniziative fondate sul duplice scopo di raccogliere il punto di vista dei ragazzi sul tema oggetto della campagna e contemporaneamente di “scattare una fotografia” della situazione nei territori interessati da “Cento modi per” che includesse la loro voce: il documentario “Cento modi per nascondersi” e il concorso creativo bandito nelle scuole “Cento modi di raccontare l’alcol”, anticipato a sua volta da un ciclo di conferenze dibattito avviate con gli studenti delle classi terze di alcuni istituti secondari di primo grado senesi.

All’interno di questi momenti di incontro con gli studenti è stato loro proposto un questionario anonimo, compilato da un campione di trecentonovantasei ragazzi e ragazze la cui età media è tredici anni e mezzo. Tale indagine – seppur sommaria – ha confermato i trend nazionali, indicando principalmente una indubbia confidenza dei ragazzi con l’alcol, che per circa la metà del campione significa un consumo saltuario, ma metodico. A titolo esemplificativo, e ricordando il carattere “dichiarativo” del questionario, riportiamo il dato relativo alla domanda “quando ti capita di bere alcolici?”: il 7,3% risponde “più volte a settimana”, il 7,8% “tutti i sabati”, il 37,5% risponde “qualche volta in un mese”, il 31,6% “qualche volta in un anno” ed il 15,7% risponde “mai”.

La campagna é culminata nella giornata evento “Alcol Free”, il 31 maggio 2008, dove abbiamo cercato di dimostrare la possibile correlazione tra intrattenimento e assenza di alcolici, tradotto nello slogan “Si può fare senza”. Quest’ultimo é stato anche replicato in una produzione personalizzata di sottobicchieri in pasta di legno che, grazie all’accordo con Confesercenti, sono stati distribuiti nei principali locali adiacenti a Piazza del Campo e dal catering chiamato per l’evento. Nel corso dell’evento, oltre all’incontro pubblico con le istituzioni promotrici della campagna, sono stati premiati i migliori elaborati del concorso “Cento modi di raccontare l’alcol”, presentati in mostra dal 2 giugno 2008, per quindici giorni, nello spazio del Cortile del Podestà, ed é stato proiettato per la prima volta il documentario “Cento modi per nascondersi”.

La giornata si é infine conclusa con il concerto realizzato in collaborazione con l’associazione Siena Rock, partner dell’iniziativa.

L’allestimento del Cortile del Podestà (location del concerto) é stato realizzato con cinque pvc 2x3m con la riproduzione dei manifesti utilizzati per il teaser, cui si è aggiunto un motivo grafico dedicato per il retro del palco.

I Partner

La campagna “Cento modi per” è stata appoggiata e sostenuta da Confesercenti Siena, dal Magistrato delle Contrade e dall’Azienda USL9 Grosseto, che hanno fornito piena disponibilità e collaborazione all’insieme di iniziative già realizzate e in corso di realizzazione. Questa convergenza, in particolare tra le principali istituzioni senesi, sta portando alla realizzazione di un tavolo di confronto tra queste per avviare azioni concrete e convergenti che possano arginare il problema “alcol e giovani”. Perché se tentare di proibire l’alcol sarebbe inutile e assolutamente controproducente, tentare di sensibilizzare i giovani ad un uso consapevole è invece un obiettivo serio e alla portata di quei soggetti che vogliano impegnarsi in ciò concretamente.